Serra San Bernardo

La prima fase dell’abitato risale al VIII secolo a.C., con nuclei di capanne separati da zone per le sepolture.

Serra San Bernardo, Vaglio Basilicata

L'acropoli

Il pianoro centrale dell’antico insediamento di serra è generalmente assimilato ad un’acropoli, la parte più alta della città greca. Tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C., in questa area l’organizzazione dello spazio urbano si articola grossomodo lungo una strada principale, che corre in senso est-ovest, pavimentata con larghe basole ed intersecata da strette stradine perpendicolari, sulle quali si affacciano le abitazioni. In quest’area, alla metà degli anni sessanta del secolo scorso, si è intervenuti con un imponente sterramento, per riportare alla luce i muri delle abitazioni. Gli enormi cumuli così composti sono stati successivamente spietrati recuperando numerose terrecotte architettoniche, che hanno consentito una migliore comprensione delle tecniche edilizie utilizzate nel sito. In particolare, le antefisse hanno permesso di ipotizzare una copertura del tetto di tipo pesante, atta a sostenerle, come si vede nella ricostruzione sperimentale della casa dei pithoi, almeno per la fase databile al IV secolo a.C. Precedentemente gli edifici erano a pianta rettangolare con poche divisioni interne e un muro perimetrale a secco che comprendeva un cortile scoperto, assieme agli ambienti coperti. Vi erano inoltre edifici a nord e a sud dell’asse stradale, non necessariamente orientati con esso, e negli spazi scoperti comuni sono state trovate tracce di attività artigianali. L’insediamento arcaico viene distrutto da grossi incendi e dalla prima metà del IV, fino al primo venticinquennio del III secolo a.C., sull’acropoli si registra un sovraffollarsi di edifici ed un riutilizzo intensivo degli spazi scoperti, invadendo in parte anche l’asse viario centrale per la costruzione di nuove strutture e creando un complesso sistema di canalizzazione.

La porta Nord

La cinta muraria, edificata in piena fase di occupazione lucana del sito, ovvero nella metà del IV secolo a.C., corre lungo circa 2,5 km, seguendo le curve di livello, su almeno tre fianchi della montagna. Essa è costituita da due cortine parallele, inframezzate da un riempimento di terra, pietre e materiale di riporto. Il paramento esterno è realizzato con grossi blocchi squadrati di pietra arenaria locale, talvolta recanti lettere dell’alfabeto greco, interpretabili come segni di cava o come indicazioni utili alla collocazione nelle assise di costruzione.

In questo tratto nord-occidentale, restaurato, si apriva una porta monumentale realizzata con la stessa tecnica costruttiva delle mura. Inizialmente essa presentava un vano a pianta rettangolare allungata a doppia apertura, con soglia e cardini, su cui si impostava la porta lignea a tre battenti. In seguito il vano fu ristretto a corridoio con la creazione di due vani laterali, con una riduzione della porta a due battenti.

La porta Est

La porta monumentale orientale fu scoperta dopo quella nord-occidentale. Entrambi gli ingressi alla città sono caratterizzati dalla tecnica di costruzione del tutto simile a quella della fortificazione, come dal restringimento del vano iniziale e della porta lignea da tre a due battenti, avvenuto verso la fine del iv secolo a.C., pochi decenni dopo la prima costruzione. Quel che distingue le due porte è la presenza in quella orientale di una pavimentazione in fitto basolato e di probabili gradini per via della maggiore pendenza di questo versante della montagna. Presso questa porta è collocata la riproduzione di una epigrafe in lingua e caratteri greci che menziona un magistrato lucano, nummelos, il quale avrebbe commissionato l’intera opera di fortificazione, probabilmente nel momento in cui si cominciava ad avvertire il pericolo romano, lo stesso che agli inizi del secolo successivo determina la fine violenta della città.

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La fortificazione e le abitazioni di V secolo a.C.

Gli scavi condotti agli inizi del XXI secolo hanno riportato alla luce un altro tratto della fortificazione in blocchi isodomi, lungo circa 50 m, che in antico ha subito le conseguenze di un importante fenomeno franoso. Parallela ad esso correva una cortina interna, realizzata sfruttando un muro precedente (V secolo a.C.). Questa fortificazione costituiva anche il muro perimetrale di alcune abitazioni coeve . Viene dunque attestata anche per la fase precedente, di V secolo a.C., la presenza di case costruite in prossimità della contemporanea fortificazione, forse a scopo difensivo. Questo è quanto avviene anche un secolo più tardi, come dimostra il rinvenimento di un’abitazione presso la porta nord, che sembra anche sfruttare blocchi della fortificazione di metà IV secolo a.C.

La necropoli e l’edificio di Braida

Il pendio della collina di San Bernardo, denominato Braida, sembra essere occupato a partire dal primo quarto del VI secolo a.C. Qui negli anni sessanta furono rinvenuti frammenti di statue acroteriali e di lastre fittili a rilievo dipinte, che rivestivano e decoravano le travi del tetto, le lastre dei cavalieri. Tale circostanza, unita al ritrovamento negli anni novanta di nove corredi funerari, databili tra la fine del vi ed il V secolo a.C., riferibili al gruppo eminente della comunità locale, quello dei basileis (parola greca che significa: i re), ha fatto pensare alla presenza di un complesso palaziale, con funzioni non solo residenziali, ma anche sacre e politiche.
Attualmente dell’edificio sono in luce i resti di un vano rettangolare di 290 mq, delimitato da blocchi di calcare grigio e in parte pavimentato da larghe basole piatte di calcare bianco.

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